Pillole di viaggio – Phuket

Siamo arrivati a Phuket, l’isola forse più famosa del Mare delle Andemane, scoperta dai backpakers negli anni ’70.
Boscolo, partner tecnico del progetto Sognando la Thailandia, ci ha riservato l’ottimo Resort Kata Beach**** in pieno centro e direttamente sulla lunga e bella spiaggia di sabbia dorata.
Ci aspettano giornate di intenso relax, ma il nostro cuore di esploratori e inguaribili curiosi pulsa forte dentro e ci porta subito ad armarci di mappa, perderci nelle stradine, immergerci nei profumi della città.

Per 35 baht, poco meno di 1 €, acquistiamo un biglietto per il bus locale, aperto, colorato, sgangherato e sobbalzante ma estremamente autentico, destinazione: la città vecchia.

Le fermate sono infinite, chi fa un cenno per strada o suona il campanello ha diritto, senza alcuna esitazione dell’autista, ad un passaggio. La strada è un continuo saliscendi, il bus arranca, sbuffa, fatica: tutto intorno casette, bancarelle di frutta, alberi della gomma e di cocco. Salgono due monaci con le loro belle tuniche zafferano: senza esitare un vecchio cede loro il posto davanti, una donna sale accaldata e con un’enorme borsa stracolma di frutta, una giovinetta batte i piedini a suon di musica.

La città vecchia è un piccolo luogo, ogni passo è una fotografia che cattura milioni di colori e particolari degli edifici costruiti a fine ‘800 dai funzionari cinesi al comando delle potenti miniere di stagno.

Azzurre, rosa, verdi, gialle: sono dimore magnifiche, allegre, inconsuete che oggi al pianterreno accolgono locali tradizionali stracolmi di stoffe, legni, erbe, souvenirs e con nostra grande sorpresa anche bellissimi locali moderni, freschi e colorati.

 

 

{loadposition adsensetestuale}

 

 

Intanto, poco lontano, friggono pesci, pollo e dolci in grandi padelle annerite, la gente si ferma, mangia, ci sorride. I thailandesi hanno 13 modi diversi per sorridere, addirittura usano uno speciale sorriso per dire “sto cercando di sorridere ma non ci riesco”. Sfumature che non sappiamo cogliere, ma impariamo l’arte del Wai, ossia dell’inchino e mani giunte per ringraziare dell’accoglienza o dell’informazione ricevuta.

Ci perdiamo nei cortili segreti dove troviamo enormi graffiti o piccoli tempietti con minuscole statuine: sono loro, circondate da incensi, frutta e candele, a proteggere la casa dagli spiriti maligni. Al tempio, detto Bot, entriamo con un po’ di timore: il profumo di incenso stordisce, sfilano donne dai lunghi capelli lucenti davanti alle statue sacre. Per pochi spiccioli acquistano bastoncini di incenso, li tengono dolcemente tra le dita, li mettono in latte che scuotono con vigore, creando un rumore forte che rompe il silenzio. Versano olii in ampolle dove brilla una luce perenne, recitano le preghiere scritte su piccoli pezzi di carta. Una ritualità magica e toccante.

Il resto dell’isola di Phuket è fatto di foreste rigogliose che arrivano fino alle spiagge, alcune a mezzaluna, piccole e segrete, incastrate tra alti muri di roccia, altre infinite con onde lunghe il pomeriggio, meta prediletta dai surfisti locali.

Salutiamo questo mare che stasera spinge con la sua alta marea fin sugli scalini del ristorante e iniziamo a sognare la prossima tappa: Bangkok, la capitale.

Commenta

VitaDaTurista

VitaDaTurista