Sognando la Thailandia – Il Diario di Pierpaolo

È ora di parlare del mio viaggio in Thailandia. Non so proprio come cominciare e, in realtà, quando ero lì, non sapevo neanche come finire. Perché è difficile trovare la voglia di terminare un’esperienza così. Un po’ come quando stai lì ad immaginarti la conclusione della tua serie tv preferita, ma nessuna ti soddisfa appieno, proprio perché le emozioni in mezzo, in confronto, sono state troppo forti, e soprattutto perché sai che comunque tutto finirà.

Potrei dirvi di quando, nella fretta, ho lasciato a casa la razionalità e ho deciso di accarezzare una tigre, o di quando mi sono scordato dell’esistenza di animali velenosi e ho preso in braccio un lori lento.
Insomma, mi dimentico un sacco di cose, ma questo viaggio no, non lo dimenticherò mai.

Tutto ebbe inizio a Krabi.
Lì, affacciati sul mare delle Andamane, si ammirano i faraglioni spuntare dall’acqua e se dovessi descrivere tutto in una parola sola sarebbe: Pandora.
Pandora, lo dico per le 5-6 persone che non lo hanno visto al cinema, è il mondo immaginario in cui è ambientato Avatar ed effettivamente il paesaggio thailandese è così bello da non sembrare reale, ma proprio frutto di un film di fantascienza.

Si prosegue via mare per le PhiPhi Island.
E proprio lì mi dimentico un’altra cosa: la crema solare, ma alla fine la mossa si rivela utile perché tutte le altre barche vedevano la nostra fino a 2 miglia di distanza grazie a quella strana luce rossa, posizionata a prua, che ero io.

E se mi promettete di non dirlo a nessuno vi dico pure che alla famosa Maya Beach di Di Caprio io ho preferito Bamboo Island, però mi raccomando: che rimanga tra noi che non vorrei che Leo la prendesse male.

Seguendo la filosofia del “per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare” si giunge a Phuket, Kata Beach per la precisione.
Qui si perde un po’ della magia thai che circondava Krabi e si fa posto alla comodità dei locali aperti ad ogni angolo e al via vai di gente per le strade.
E a questo punto mi scordo di essere italiano: inizio a ragionare come se 100 bath non fossero meno di 3 euro, ma come se fossero un patrimonio da lasciare in eredità ai miei figli, così pur di non spendere 5 preziosissimi euro per fare 40 minuti di strada in tuk-tuk prendo un autobus di legno per andare a Phuket Town.
Devo dirvelo: è un’esperienza che va fatta, ti senti veramente uno del posto.

All’arrivo ti rendi conto che ogni angolo della Thailandia è davvero diverso dall’altro. Phuket Town sembra una capitale europea, con quei palazzi ognuno di un colore diverso e locali con arredamenti così belli che vorresti fermarti in tutti.
Si torna in autobus, stavolta mi scordo che il tempo scorre e in men che non si dica sembra quasi che l’autobus mi abbia portato direttamente a Bangkok.

 

 

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Non basterebbero 1000 di questi articoli per descrivere la capitale thailandese e quindi mi limiterò a parlare di due posti in particolare: Lebua e Chinatown.
Il primo è l’hotel di Una Notte da Leoni e, se il leone è il re della foresta, sulla terrazza del 53esimo piano del Lebua tu ti senti il re del mondo. È l’unico posto di tutta la vacanza in cui io e i miei compagni di viaggio abbiamo fatto tappa più volte.
La Chinatown invece è piena di luci e grattacieli che ti lasciano a bocca aperta, qui ho un’ulteriore dimenticanza: scordo che le cavallette mi fanno senso e le mangio, con contorno di vermi e scorpioni; a casa già mi hanno avvertito che in futuro non potrò più lamentarmi di qualsiasi cosa cucineranno.

Si va verso la fine del viaggio e inizia il tour del nord.
Templi, templi ovunque, ognuno bello a modo suo, anche se all’unanimità abbiamo eletto quello bianco di Chiang Rai il più bello tra i belli (noi esclusi).
Abbiamo fatto visita anche alla tribù delle donne giraffa che sicuramente al cinema non avranno mai problemi quando si ritroveranno qualcuno alto seduto davanti.

Così i giorni trascorrono tra una foto e l’altra, tra un ristorante thai e l’altro. Pian piano ogni tramonto passa dall’essere magico all’essere malinconico, e magico. La fine dell’avventura si avvicina.

E ora ho dimenticato l’ultima cosa: come finire.
Non sapevo farlo quel giorno all’aeroporto, non avevo idea di come farlo quando ho iniziato a scrivere e non so come farlo ora.
È che non vorrei rovinarvi quel finale che vi siete fatti nella testa, non voglio che la Thailandia diventi l’ennesima serie tv rovinata dall’ultimo episodio.
Ma un piccolo spoiler posso farvelo: alla fine si scopre che la Thailandia è tutto un sogno del protagonista.

 

Sì, ma ad occhi aperti.

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