Sognando la Thailandia – Il Diario di Raffaella

La “mia” Thailandia, quella che custodisco negli occhi e nel cuore, è la terra del sorriso ma anche dei colori. I colori, quelli più vivi e belli che si possano immaginare e che ora guidano i miei ricordi.

Il verde smeraldo di Krabi, pacifica cittadina del sud, che guarda al Mare della Andamane punteggiato di isolotti, faraglioni di calcare che svettano all’orizzonte,  pareti di roccia arancione da cui spuntano inaspettati alberi dalle folte chiome tropicali, bocche segrete dalle limpide acque, verde felce delle foreste che si specchiano nella baie tranquille…

Di quanti blu può essere il mare? Beh, a Bamboo Island, ad un’ora di barca da Krabi, è di un turchese intenso, a Monkeys Bay è cobalto scuro con le belle ombre dei faraglioni che si allungano verso la spiaggia scintillante dove decine di scimmie vagabondano indisturbate. A Maya Bay il mare torna ad essere verde giada, intenso, ancora più bello agli occhi in quel punto esatto in cui le acque incontrano la spiaggia di un bianco abbagliante.

Le long tail boat, le tradizionali barche in legno,  sono colore puro che si aggiunge a colore, che ho trovato qui alle PhiPhi Islands ma anche a Phuket  dove anche i tuk-tuk sono rosso fuoco, giallo taxi o rosa fucsia, e sfrecciano veloci dal mare alla città, che mi sorprende per le sue architetture sino-portoghesi multicolori, i graffiti giganti, i templi odorosi di incenso, i caffè in stile coloniale.

La vecchia città di Phuket ha un’anima bella, poco conosciuta, affascinante, piena d’atmosfera.

 

 

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La prima immagine di Bangkok che porto con me è invece dall’alto: grattacieli avveniristici, vetro, bianco e acciaio, la rotta volante dello skytrain, milioni di finestre che diventano puntini di luce al tramonto: vivere la capitale coi suoi mille contrasti è un’esperienza grandiosa.

Il suo cuore antico, il centro storico di Rattanokosin, è rivestito d’oro, il Buddha è steso, le tuniche dei monaci tinte di giallo zafferano, i templi ammaliano con milioni di tessere di ceramica immacolata o per l’incredibile profusione di rosso-Cina.

Il fiume ci regala una prospettiva diversa, la città moderna sembra molto lontana: qui sopravvivono case modeste galleggianti coi piccoli tempietti votivi, i tetti malandati, i panni stesi al sole.

 

Il viaggio verso nord ha i colori del rosso mattone della straordinaria antica capitale Ayutthaya o del Buddha “bianco dalle mani d’oro” che fa capolino da una fessura gigante del parco storico di Sukhothai; c’è una grande pace che ha il colore dei Prang giganti vestiti di porpora e circondati dalle alte colonne di tufo nero, dei fiori di loto rosa che costellano i tranquilli laghetti, dei Buddha bianchi assisi.

Ma il nord è anche il dorso bruno dell’elefante di Chiang Mai e il sottobosco odoroso della foresta che attraversiamo all’alba, l’oro degli anelli al collo delle donne giraffa, il rosso ciliegia e il viola lavanda delle sciarpe di seta lavorate al telaio, il torbido del fiume Mekong nel Triangolo d’Oro, il bianco scintillante di specchi del Tempio di Chiang Rai.

Ma il colore più emozionante della Thailandia è il nero intenso e indimenticabile degli occhi dei bambini thai.

 

Grazie a tutti coloro che hanno permesso questo viaggio magnifico, grazie a Europ Assistance Italia, grazie a Boscolo Tours, grazie all’Ente del Turismo Thailandese di Roma, grazie a Qatar Airways, grazie a Valica.

E grazie ai miei due perfetti compagni di viaggio, Federica e Pierpaolo che hanno dato ancora più colore a questo viaggio straordinario: senza di loro la Thailandia sarebbe stata bella solo a metà.

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