Da Milano a Siviglia passando per Madrid

Con un tablet! È cominciata così a nostra avventura nella bellissima Spagna. Il nostro autista Victor ci aspettava con un tablet con scritto “Guidoni” anziché “Ghidoni” ma vabbè, fa nulla, l’importante era che ormai eravamo in Spagna pronti per vivere tutte le emozioni che questo grande Paese è in grado di riservare ad un turista.

Primo step: andare alla stazione di Atocha, famosa, oltre che per il drammatico episodio del marzo 2004, anche per avere al suo interno un giardino botanico con tanto di palme e tartarughe.

Con fare garbato Victor ci ha accompagnato verso la stazione facendo una strada più lunga in modo tale da vedere già da subito qualche angolino nascosto della capitale Madrid.

La stazione di Atocha non sembrava una stazione, o meglio, non rientrava nei nostri canoni di stazione. Non eravamo abituati a stazioni estremamente pulite, ordinate e funzionali. È così che si presenta la stazione di Atocha di Madrid ed è stata una piacevole scoperta.

Pranzo leggero al Ristorante Samarkanda all’interno della stessa stazione e poi via a prendere il primo dei numerosi treni che abbiamo utilizzato.

Scusate, ma mi interrompo subito con uno dei miei classici e schietti consigli: le stazioni spagnole hanno tutte un controllo bagagli ed un controllo biglietti prima di salire sul treno. Noi ci aspettavamo di arrivare diretti sul binario ma… sbagliavamo. Qui la stazione è alla stregua di un aeroporto e giustamente, e sottolineo giustamente, ci deve essere un alto livello di sicurezza. Quindi prendete le giuste misure in termini di tempo, non pensate di arrivare di corsa sul binario alla italian style.

Il nostro viaggio si è sviluppato quindi con le funzionali tratte ad alta velocità spagnola (AVE) ed i treni della Renfe.

 

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Prima tappa di questa intensa settimana è stata Siviglia.

Dopo due ore e passa di viaggio siamo arrivati a Siviglia, non ci siamo neanche resi conto del tempo da quanto i treni sono silenziosi, davvero un ottimo viaggio.

Il nostro hotel a Siviglia era proprio a due passi dall’Alcazar, cosa fondamentale se si vuole girare il centro a piedi senza dover essere dipendenti dai mezzi pubblici. Abbiamo subito lasciato baracca e burattini nell’Hostal Casa de La Luna e ci siamo immersi nella serata Sivigliana. Era domenica, una temperatura molto mite e tanta gente che riempiva le strade.

Siviglia ci ha dato da subito l’idea di una città vivibile, solare, sicura e soprattutto pulita. Tutte le sere, verso mezzanotte, arrivano delle squadre di netturbini  che mettono a nuovo la città, non a caso Siviglia è stata premiata più volte come città più pulita della Spagna. Ma non è solamente questo che permette a Siviglia di essere così pulita. Anche la gestione dei rifiuti è studiata molto bene. Essi, una volta buttati nel cassonetto, finiscono in un contenitore sotterraneo che viene svuotato una volta ogni tanto. Ciò significa che a Siviglia non vedrete mai dei sacchetti di sporco in giro per la strada e questo giova inoltre anche agli odori che si annusano camminando per la città.

Camminare la sera a Siviglia ha un qualcosa di magico e lo si può percepire lasciandosi trasportare in mezzo alle viuzze del Barrio di Santa Cruz.

La nostra serata è passata così tra tapas e sangria al Los Coloniales e una camminata per tutto il centro storico dove spicca in quanto a bellezza la Cattedrale con la Giralda, la sua famosa torre campanaria.

Vi voglio tra l’altro raccontare un aneddoto relativo alla torre, si tratta di un qualcosa di curioso. Esiste una legge che impone che a Siviglia tutti gli edifici che vengono costruiti debbano essere meno alti della Giralda. Ciò cosa comporta? Significa che Siviglia vista dall’alto è completamente omogenea, è un piacere vedere la Giralda che si erge sopra tutta la città e significa anche che se salite sulla Giralda avete una vista spettacolare a 360 gradi.

Lunedì 16 novembre è stata la prima giornata piena a Siviglia, in mattinata abbiamo visitato l’Alcazar con i sui immensi giardini.

L’Alcazar venne costruito dai Mori per poi passare più volte di mano a diverse dominazioni a causa delle conquiste e riconquiste della città che negli anni si susseguirono. Dominazioni che caratterizzarono l’Alcazar, difatti, come molti altri importanti edifici andalusi ma anche spagnoli in generale; vi è un’armonia di stili differenti dovuti alle modifiche che ogni sovrano gli appose.

Abbiamo visitato in lungo ed in largo tutta la fortezza e ci siamo persi nei suoi grandissimi giardini. Per quanto mi riguarda, 2 ore non sono sufficienti.  Oltre alla parte interna che racchiude anni ed anni di storia e di cultura, la parte esterna è molto bella poiché dona molta serenità.  Merita anche solamente sedersi sulla panchina e godersi un pochino di sole circondati da un verde curatissimo: è ciò che abbiamo fatto noi.

Ci siamo seduti e ci siamo lasciati coccolare dal sole andaluso, tant’è che il tempo ci è sfuggito di mano e siamo arrivati in ritardo al ristorante. Siamo arrivati alla Meson Cinco Jotas una mezz’ora dopo l’orario concordato ma sono stati molto gentili, sono infatti abituati a ricevere le persone per il pranzo molto dopo gli orari abituali italiani.

Noi siamo arrivati alle 13.45 e non c’era nessuno, alle 15.00 era pieno zeppo di persone ancora intente a mangiare le proprie tapas. Vi consiglio assolutamente questo ristorante, è stato uno di quelli dove abbiamo mangiato meglio e la cameriera è stata molto molto simpatica.

Con la pancia piena ci siamo diretti dapprima all’Archivio degli Indias dove potete trovare i documenti relativi alle transazioni commerciali con le Americhe e successivamente alla bellissima Plaza de Espagna che vista all’orario del tramonto assume colori splendidi e diventa molto romantica. Lo dev’essere ancora di più la sera ma fate attenzione che il parco in cui è inserita chiude alle ore 22.00.

Ci siamo goduti per un’oretta quella bellissima piazza che è stata costruita in tempi relativamente recenti. Risale al 1929, costruita per l’evento dell’Expo di Siviglia di quegli anni e da quel momento è divenuta un monumento molto importante per la città. La caratteristica forma semi-circolare vuole significare l’abbraccio della Spagna alle nuove colonie, inoltre lungo tutto il semicerchio ci sono 48 nicchie con panchine ognuna delle quali vuole rappresentare una provincia spagnola. Anche qui vi consiglio di prendervi tutto il tempo necessario, sedetevi ed ammirate la piazza.

Noi non avevamo moltissimo tempo, dopo la piazza avevamo in programma la visita al Museo del Baile de Flamenco ed ovviamente lo spettacolo stesso.

Durante la visita al museo abbiamo compreso la storia del Flamenco, le influenze che lo hanno plasmato negli anni per divenire ciò che è ora ed infine, finalmente, abbiamo assistito ad un elettrizzante spettacolo. Personalmente consideriamo il flamenco più un’arte che un ballo. Durante lo spettacolo si avverte un’intensità pazzesca, i ballerini sono concentratissimi ed ogni loro movimento è completamente in armonia con colui che suona la chitarra.

È stata una bellissima esperienza che ci ha colpito molto, per un’ora non siamo stati in grado di distogliere lo sguardo dallo spettacolo. Ci sono 3 spettacoli ogni sera a partire dalle 17.00. Noi non abbiamo fatto in tempo ma vi consiglio di accompagnare lo spettacolo con un bella “copa de verano”, è proprio il luogo perfetto. Per noi vino e flamenco sono l’accoppiamento ideale.

Al termine dello spettacolo erano ormai le 20 di sera e la stanchezza si faceva sentire; poi credi che di lunedì non ci sia nessuno in giro… e invece qui casca l’asino. A Siviglia qualunque giorno della settimana è ideale per uscire tant’è che al 16 di novembre c’erano ancora le piazze piene di persone intente a bere qualcosa ai tavolini dei vari bar. Quindi perché non terminare la giornata così, unendoci a questa bellissima usanza?

Il secondo giorno, martedì, si è aperto all’insegna dello sport e, considerando le varie cene, non ci è dispiaciuto affatto. In compagnia della nostra guida Elena che è venuta a prenderci in hotel con le bici di Bicibike abbiamo fatto un lungo e bellissimo giro nei dintorni del centro storico fermandoci ogni qual volta era necessario approfondire su un determinato monumento, parco od edificio storico. Siamo riusciti quindi a conoscere la storia della Fabbrica di Tabacco, della Plaza d’Espana, della Plaza d’America, del Museo de Artes y Custumbres Populares, della Torre dell’Oro con la sua catena sul Guadalquivir, dell’Hotel Alfonso XIII, del Parque de Maria Luisa, degli edifici relativi all’esposizione del 1929, dell’Espacio Metropol Parasol, la struttura controversa vicino a Plaza Encarnacion.

Insomma, ci siamo tuffati a capofitto nella storia della città ma non solo, abbiamo anche scoperto alcune curiosità in merito ai sivigliani. È stato strano sentirsi dire da Elena che fino a 15 anni fa l’utilizzo delle biciclette era molto molto limitato e non erano presenti le piste ciclabili. Sembra impossibile ed invece è così. Ora i sivigliani stanno scoprendo l’utilizzo consapevole delle biciclette ma in generale i ciclisti non sono ancora ben visti. Sebbene le biciclette siano ritenute antipatiche, all’interno del centro storico, essendoci una velocità massima di 30Km/h vengono particolarmente rispettate. Ci è capitato spesso di essere pedinati da una macchina per molte decine di metri senza che suonasse una minima volta. Per quanto mi riguarda mi risulta impensabile una cosa del genere in Italia.

Verso mezzogiorno ci siamo congedati con Elena e abbiamo dedicato tutta la nostra attenzione alla Cattedrale che fino quel momento, per problemi logistici e di tempo, non eravamo riusciti a visitare.

La Cattedrale, insieme all’Alcazar ed all’Archivio degli Indias, fa parte dei siti dichiarati dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità e non è difficile comprenderne il motivo. La Cattedrale è maestosa ed infatti è la cattedrale gotica più grande del mondo. Anch’essa, come peraltro tutta la città, è stata oggetto di diverse influenze ed altrettante fasi costruttive nel passare dei secoli. È costituita dalla parte interna, dalla torre della Giralda e dal Patio de los Naranjos dal quale si ha una bellissima vista della Giralda stessa.

E con un lauto pranzo ed una corsa in taxi verso la stazione di Santa Justa abbiamo concluso la visita ad una città che ha confermato le impressioni che avevo avuto la prima volta che l’avevo visitata: una città magica che in qualunque suo scorcio riesce ad incantarti e che, quando purtroppo viene il momento di andarsene, ti permette solo di dirle “Hasta Luego Siviglia

Emanuele Ghidoni recyourtrip.com

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