Madrid: arte, cibo e tanta vitalità

Possiamo dire che la nostra visita a Madrid sia stata decisamente un ‘mordi e fuggi’, d’altronde ad una città così grande e così importante bisognerebbe dedicare una settimana.

Il nostro rapporto con Madrid inizia al ritorno da Toledo, la sera di giovedì 19 novembre. Ceniamo al Ristorante la Platea, un ristorante non troppo distante dal centro di Madrid, caratteristico in quanto la location è praticamente un teatro. Si ha la possibilità di cenare nell’elegante ristorante piuttosto che bere semplicemente un drink ai piani inferiori, l’atmosfera è la stessa ed è molto intrigante ed raffinato.

La cena è stata ottima e ci ha permesso di riprendere le forze per una giornata piena a Madrid che è iniziata con una sveglia di prima mattina e una visita guidata al Museo Reina Sofia, il museo di arte contemporanea. Il Museo Reina Sofia, il Museo del  Prado ed il Thyssen-Bornemisza rappresentano i tre musei più importanti della città che tra l’altro sono uniti dal Paseo del Arte, che di artistico non ha nulla tranne che è stato chiamato così proprio perché è il percorso che compiono coloro che si spostano tra i musei più importanti della città.

La nostra guida Celia è puntualissima e con una breve camminata ci accompagna all’ingresso. Piccoli controlli di rito e siamo all’interno di questo interessante Museo che in passato era un ospedale. Nel  Museo Reina Sofia vi sono rappresentati diversi stili, dall’impressionismo al cubismo, e Celia è bravissima a raccontarci tutti i dettagli e tutta la storia dei pittori. È innegabile che quando si ha a fianco una persona colta che ti spiega un quadro, beh, questo assume tutt’altra valenza. La storia di un pittore e il momento nella sua vita durante il quale ha dipinto il quadro si riassumono nei suoi tratti. Se hai la fortuna di avere qualcuno che ti spiega ogni particolare riesci a comprendere molto di più. Mia sorella Federica, avendo studiato al liceo artistico, ha un’estrazione culturale che le permette di comprendere molto meglio di me l’arte, ma con l’aiuto di Celia anche io sono riuscito a capire molte cose in più ed a guardare l’arte come una rappresentazione dello stato d’animo del pittore piuttosto che qualche pennellata su tela.

La nostra visita al Museo Reina Sofia è durata circa 3 ore che, come si suol dire, sono “volate”. Il clou del Museo Reina Sofia è rappresentato da un dipinto del famosissimo pittore Pablo Picasso. All’epoca esso era direttore del Museo del Prado e, in seguito a dei funesti avvenimenti della guerra civile spagnola, in poco più di un mese di duro lavoro dipinse Guernica. Il quadro è ora esposto al Museo Reina Sofia anche se in realtà era stato dipinto per essere esposto al Museo del Prado.

 

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Nel quadro emergono sia i tratti tipici della pittura di Picasso sia il suo stato d’animo nel momento in cui dipingeva. È grandissimo, tant’è che copre un’intera parete. È anche un quadro che ogni persona che lo guarda può interpretare come meglio crede, o comunque le sensazioni che trasmette possono essere interpretate in maniera differente. Lo stesso Picasso non diede una chiave di lettura al quadro. All’uscita del Museo si era ormai fatto tardi.

Caroline dell’ufficio del turismo di Madrid ci stava attendendo al ristorante Estado Puro. Abbiamo condiviso con lei un altro viaggio, questa volta si è trattato di un vero e proprio viaggio culinario alla riscoperta dei piatti della tradizione spagnola rivisitati in chiave moderna. Il ristorante Estado Puro è stato aperto da uno chef con una stella Michelin ed il suo obbiettivo è prendere i piatti tipici spagnoli e dargli quel tocco innovativo che non guasta.

Non riesco ad elencarvi tutti i piatti che abbiamo assaggiato, erano veramente tanti, penso fossero quasi una quindicina, postre (dessert) a parte. La qualità dei piatti era davvero eccezionale e Caroline è stata davvero simpatica, sempre con il sorriso, praticamente è stato come fare un pranzo tra amici.

Il pranzo è terminato verso le 16.30, si trattava di un menù degustazione con tante portate, chiamiamolo un allenamento per il Natale. In realtà mi sto ancora chiedendo una cosa: Caroline…hai fatto poi street dance quella sera o hai saltato?

Alle 17.00 di venerdì 20 novembre abbiamo preso il pullman panoramico, quelli aperti che ti permettono di fotografare la città.

Vi dico subito che esistono due itinerari: l’itinerario storico che tocca i monumenti più importanti della città e l’itinerario più moderno. Se non siete mai stati a Madrid vi consigliamo assolutamente il primo itinerario.

Era un po’ tardi per fare tutto il giro panoramico e così alle 18 il bus ha terminato la sua corsa nei pressi del Palazzo Reale. È stata una fortuna perché in quel momento stava calando il sole ed è stato molto bello vedere i colori del tramonto da questa posizione.

Da quel momento la notte è scesa su Madrid, ma Madrid col buio si anima ancora di più. È bastato spostarci verso Plaza Major, passare in parte al Mercado de San Miguel, per ritrovarci completamente immersi nella folla.

È quasi impressionante come i madrileni vivano la propria città, è una città che dire viva è dir poco. È uno spettacolo camminare nelle strade illuminate in mezzo a tutta alla gente che entra ed esce dai vari negozi e tratta con orgoglio la propria città; è una cosa di cui personalmente li invidio parecchio.

Così il nostro venerdì sera è stato l’unico momento per poterci dedicare ai vari souvenir da portare a casa: un po’ di jamon serrano, qualche portachiavi, una borsa etc..fosse stato per noi saremmo venuti a casa con il doppio delle cose che abbiamo preso ma purtroppo la signora Ryanair ci avrebbe sgridato.

Infine abbiamo cenato al ristorante Botin, si dice che sia il ristorante più antico d’Europa e si mangia un ottimo maialino, tenerissimo.

Avremmo dedicato davvero molto altro tempo a Madrid, è una città che merita di essere vissuta anche e soprattutto la sera vivendo le piazze, le strade e, perché no?, facendo  anche qualche acquisto.

Emanuele Ghidoni recyourtrip.com

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