Una straordinaria Valencia poliedrica

Per raccontarvi del nostro soggiorno a Valencia avremmo bisogno di 5/6 pagine di post. È stata una città che abbiamo vissuto al mille per mille, non abbiamo avuto un attimo di tregua ma ciò non ha fatto altro che renderci felici. In due giorni a Valencia abbiamo fatto di tutto e provato di tutto. L’organizzazione turistica di Valencia è organizzata in maniera impeccabile e le persone che la compongono sono davvero cortesi e gentili e ci è dispiaciuto molto poterle conoscere soltanto per così poco tempo.

Ma veniamo al dunque: siamo arrivati a Valencia il sabato, con il puntuale treno ad alta velocità. Ad attenderci c’era Leticia, la responsabile del mercato italiano e francese per quanto riguarda il turismo di Valencia. In men che non si dica eravamo in taxi diretti all’Hotel SH Ingles la cui posizione è perfetta, proprio di fronte al Museo della Ceramica, l’ex casa dei marchesi. Tra l’altro la nostra camera era proprio di fronte alla madonnina del museo. L’edificio è di una bellezza assurda, ogni volta che lo vedevo, tra me e me mi chiedevo quanto fosse bello. È un palazzo molto particolare.

A mezzogiorno in punto eravamo pronti per vivere Valencia a 360 gradi e la prima tappa è stata…la paella! Cavolo, dopo una settimana in Spagna non l’avevamo ancora mangiata e ne sentivamo la mancanza, ma a tutto questo c’è una spiegazione: la vera paella è quella valenciana, quindi il posto giusto per mangiarla era solo a Valencia. E quale miglior posto della Barraca di Toni Montoliu, distante circa 6 chilometri dal centro di Valencia?

 

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Toni Montoliu è un personaggio molto particolare, oserei definirlo il nonno che tutti noi abbiamo avuto o avremmo voluto avere. È un uomo buono che ha sempre il sorriso e si diverte a scherzare con noi italiani. Toni parla il valenciano ed il valenciano è particolarmente affine alla lingua italiana, tant’è che spesso Leticia non doveva nemmeno farci da traduttrice. Ci capivamo comunque.

Alla Barraca di Toni Montoliu abbiamo avuto l’onore di scoprire la vera ricetta della paella. Come avrete capito nei post precedenti, sono un amante delle cucina e nei piatti tradizionali ritengo che si debba sempre andare alla ricerca della ricetta originale. Proprio quella esatta esatta, le varie declinazioni non mi interessano. E così ho scoperto che la vera paella è quella che ci ha spiegato Toni. La paella originale è, udite udite, di solo carne, precisamente di pollo e coniglio (ed anche qualche lumaca se vi piacciono!).

Non entriamo nei dettagli della preparazione, ma devo dirvi che è stata una bellissima esperienza e stare nella campagna valenciana ci ha fatto tornare per qualche ora a casa. Siamo anche riusciti a vedere la barraca dell’infanzia di Toni, tipica abitazione storica valenciana. Abbiamo inoltre fatto un giro su un carro trainato da un cavallo ed assieme a noi c’erano dei bambini. Toni Montoliu era in piedi alla fine del carro e faceva la sua parte di nonno: gli cantava le filastrocche. È stato un ottimo inizio e il momento migliore è stato quando, intorno alle 15.00, abbiamo finalmente potuto addentare la famosa paella. Ovviamente la migliore mai mangiata.

Vi svelo una chicca veloce in merito alla paella. Sappiate che la paella è solito essere mangiata la domenica a pranzo, sarebbe il piatto principe del classico pranzo domenicale, un po’ come per noi sono le lasagne o qualche altro piatto tradizionale che si mangia la domenica. Per i turisti la paella viene probabilmente fatta anche a colazione, ma sappiate che la vera paella si mangia di domenica.

Al termine del pranzo, intorno alle 16.00, abbiamo salutato nonno Toni e ci siamo diretti verso il centro storico di Valencia per la visita della città. Ad attenderci c’era la dolcissima Paloma, la nostra guida che ci avrebbe accompagnato per le successive 4 ore in un full immersion della città. Paloma ci ha descritto qualsiasi luogo incontravamo durante il percorso, ci ha spiegato benissimo la cattedrale di Valencia dove è custodito quello che dovrebbe essere il Santo Graal.

La Cattedrale ha subito tre modiche nel passare degli anni che hanno inciso sensibilmente la sua fisionomia. Paloma ci ha spiegato che la facciata di ingresso alla cattedrale è così piccola perché una volta non dava sulla piazza principale che al tempo ancora non esisteva. La facciata della cattedrale dava su una stradina e quindi si fece una facciata in modo tale che fosse visibile in toto da coloro che passavano in quella stradina. La cattedrale di Valencia è inoltre famosa per avere il tribunale riconosciuto più particolare che esista. Ogni giovedì si riunisce ancora il Tribunale de Las Aguas le cui sentenze sono riconosciute dalle istituzioni spagnole.

Nella restante parte del pomeriggio abbiamo girato per la città ed apprezzato la street art di cui Valencia va fiera. Sono tantissime le facciate di edifici del Barrio del Carmen che lasciano spazio a questa nuova forma d’arte. Spesso si tratta anche di un modo per abbellire dei palazzi fatiscenti che attendono la ristrutturazione. Fatto sta che questa è diventata una caratteristica della città ed è molto bello potersi soffermare ogni tanto ad ammirare qualche bel dipinto.

Successivamente abbiamo apprezzato la Lonja de la Seda ovvero la borsa della seta, un edificio che è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Con Paloma abbiamo parlato di tutto e, data la nostra curiosità, abbiamo scoperto tantissime cose su Valencia come ad esempio che anche qui la passione della corrida sta andando mitigandosi nel tempo (anche se continua a tenersi, se non sbaglio, circa tre volte l’anno).

Accanto alla Plaza de Toros c’è la Estaciò del Nord. La mattina in cui siamo arrivati non abbiamo avuto occasione per poter apprezzare la bellezza di questa stazione. Essa ha le pareti ed i soffitti che sono completamente fatti con mosaici di ceramica.

Dopo aver salutato Paloma ed esserci fatti una meritata doccia abbiamo incontrato nuovamente Leticia, con la quale abbiamo cenato al ristorante La Lola, poco distante dalla cattedrale. È un ristorante molto carino e soprattutto cucina di qualità, inoltre producono una birra molto interessante chiamata proprio La Lola.

La serata non era ancora finita. Nel dopo cena abbiamo visitato due locali molto famosi a Valencia. Stesso proprietario, ma con due target differenti. Il primo si chiama Il Laboratorio ed è sostanzialmente un locale alternativo, non si pone limiti. Qui potete trovare di tutto e soprattutto assaggiare la Casalla, un superalcolico di cui Marc, il proprietario, va molto fiero. Così su due piedi direi che assomiglia ad un rum all’anice. In pratica un rum alla sambuca, che ho trovato molto buono.

Infine ci siamo trasferiti all’altro locale di Marc, il Cafè de Las Horas, un’istituzione a Valencia, molto famoso e sempre affollato. La location è completamente diversa da quella del Laboratorio; ha naturalmente un carattere più tradizionalista e qui potete degustare la famosa Agua de Valencia, un digestivo a base di succo d’arancia.

Come avete potuto notare, la prima giornata a Valencia è stata molto intensa, e la seconda giornata non poteva essere da meno. La sveglia, come ogni mattina, non ci ha permesso di vedere la cifra 8. Dunque sveglia presto, metti a posto i bagagli per il check out, prega affinché zia Ryanair chiuda un occhio per il peso e poi via a scoprire Valencia.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Amaya, la collega di Leticia, che ci ha fatto una piacevole compagnia per tutta quest’ultima giornata.

La prima tappa era il Bioparc, una struttura relativamente recente in cui vengono meno le barriere tra uomo ed animali. Il parco è stato progettato in modo tale che tra animali e visitatori ci sia piena armonia, tra l’altro in un pezzo delimitato si cammina in mezzo ai lemuri. Ma come arrivare al Bioparc di Valencia se non in bici? Stiamo parlando di un’attrazione che celebra il turismo etico e quindi quale miglior modo di una bellissima pedalata attraverso il lunghissimo (11 chilometri) parco che Valencia ha costruito all’interno dell’ex letto del fiume?! Dovete sapere che fino al 1957 il fiume attraversava la città poi, da quel funesto anno, a seguito di un’esondazione del fiume, si è fatto in modo di deviare il corso del fiume. Valencia, al posto di costruire nuovi quartieri urbani, ha pensato bene di fare diventare il letto del fiume un enorme parco dove tutti i valenciani possono rilassarsi e praticare attività sportiva. Sono difatti numerosi i punti in cui è possibile praticare sport, è un enorme polmone verde all’interno della città. È inoltre interessante sapere che il pezzo di ex-fiume compreso tra ogni ponte è stato progettato da diversi designer e quindi tra un ponte e l’altro gli spazi verdi sono completamente diversi.

In realtà la strada tra il negozio di bici Passion Bike e il Bioparc non copre tutti gli 11 chilometri del parco. Ci vogliono circa 3 o 4 chilometri di pedalata per raggiungerlo. Noi l’abbiamo fatto di domenica quando gli abitanti di Valencia sono in piena attività fisica, non so dirvi quante persone abbiamo visto che correvano, pedalavano od anche solamente facevano una passeggiata.

La visita al Bioparc è stata davvero interessante, non ci aspettavamo una struttura come questa, è stata studiata davvero bene ed è un piacere poter passare qualche ora in questo luogo.

Con la visita al Bioparc abbiamo concluso la prima parte del nostro ultimo giorno a Valencia e così ci siamo diretti verso il porto, zona che ha ripreso vigore soprattutto grazie all’America’s Cup. Abbiamo pranzato al Ristorante Panorama, un ristorante costruito sul molo che si insinua nel mare. Uno spettacolo poter pranzare sui tavoli esterni col sole al 22 di novembre, chi l’avrebbe mai detto.

Onestamente provo parecchia invidia per i valenciani che hanno la possibilità di godersi il mare anche solo per una passeggiata novembrina. Ed è quello che ci siamo concessi noi al termine del pranzo. Era proprio quello che ci voleva una passeggiata sul bagnasciuga, e non eravamo gli unici, c’erano parecchie persone a godersi questa fortuna.

Il resto del pomeriggio l’abbiamo passato a stretto contatto con la scienza. Sempre in compagnia di Amaya ci siamo recati alla Ciudad de las Artes y las Ciencias per visitare in primis l’Oceanografic e successivamente il Museo. L’Oceanografic è molto interessante e le vasche sono molto ampie, cosa che consente alle specie marine di avere più spazio e non essere confinate come fossero degli animali in gabbia. Inoltre è oranizzato bene perché è stato costruito in modo tale da separare le varie tipologie di climi marini.

Dopo l’Oceanografic abbiamo visitato il museo, interessante ed adatto soprattutto ai bambini che possono toccare con mano la scienza, ma è anche agli adulti che alla fine si divertono lo stesso.

Direi che il momento migliore per venire in questa zona di Valencia che porta la firma di Calatrava è proprio quello del tramonto perché avete la possibilità di vedere come, al calare del sole, diventi un luogo davvero affascinante. Si accendono le luci che, riflesse sull’acqua della struttura, fanno un effetto bellissimo.

Sono queste le ultime sensazioni che ci dona Valencia: una città poliedrica, ha davvero mille facce e tutte estremamente interessanti. È senza dubbio una città in cui vivremmo tranquillamente. Cibo, cultura, il modo come le persone interpretano e vivono la città, sono tante le carte che Valencia può mettere in gioco. 

Ma, a mio avviso, Valencia ha un jolly a portata di mano che, assieme alle altre carte, le consente di vincere la partita senza problemi: il clima. Secondo voi è possibile non amare una città che mediamente vede il sole 300 giorni all’anno ed ha una temperatura media prossima ai 19 gradi?

Per quanto mi riguarda Valencia vincerebbe anche a carte scoperte.

E così, con queste ultime immagini di Valencia, si chiude la nostra fantastica esperienza in Spagna, un Paese che in una settimana ha saputo darci tanto, un Paese che ricorderemo sempre anche per la cordialità dei suoi abitanti, sempre pronti a fare un sorriso, sempre pronti a dispensare tantissimi gracias e altrettanti tantissimi de nada.

Emanuele Ghidoni recyourtrip.com

 

 

 

 

 

 

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