Sale la febbre per la Conference League: ecco come arrivano alla finale Fiorentina e West Ham United

Nando Di Giovanni  | 06 Giu 2023  | Tempo di lettura: 3 minuti
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L’ultima volta della Fiorentina in una finale europea, Roberto Baggio vestiva ancora la casacca viola. Correva la stagione 1989-90, forse una delle più memorabili che si ricordino del calcio italiano: i toscani contendevano la Coppa UEFA alla Juventus, mentre la Coppa delle Coppe sarebbe stata alzata al cielo dalla Sampdoria di Vialli e Mancini, mentre il Milan di Arrigo Sacchi si accingeva ad alzare sul rettangolo verde del Prater di Vienna la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva.

E per alcuni versi sembrano ripetersi quelle dinamiche che si determinarono quando stava ormai per alzarsi il sipario sulla Coppa del Mondo di Italia ’90. Sembra una vita fa. E a pensarci bene, lo è. Anche per questo, molti tifosi di fede viola ricorderanno a malapena quella delusione. L’auspicio è che venga finalmente interrotta la tradizione negativa che vuole la Fiorentina sconfitta per ben 3 volte nelle 4 finali europee disputate: unico successo la Coppa delle Coppe 1961-62.

I ragazzi di mister Italiano ce la metteranno tutta, pur sapendo di dover far fronte a un club, il West Ham United, che seppur abbia concluso il campionato al 14° posto e a 6 punti dalla quota retrocessione, è sempre da prendere con le molle. Infatti, nella rosa dei londinesi sono presenti diversi calciatori di livello, assieme a qualche vecchia conoscenza del campionato italiano: se l’ex centravanti del Sassuolo, Scamacca, è costretto ai box da un lungo infortunio, sul cammino dei toscani mister Moyes potrà schierare i vari Ogbonna (colonna degli Hammers dal 2015), il difensore della nazionale italiana, Emerson Palmieri, assieme all’ex Milan, Lucas Paquetà.

Com’è arrivata la Fiorentina alla finale di Conference League

I toscani tornano ad affacciarsi all’Europa che conta grazie all’opera del tecnico Italiano, capace di creare una forte identità e uno spirito di squadra tale da consentire alla Viola di superare di slancio tutti gli ostacoli verso la finale di Praga. L’ottimo lavoro dell’ex allenatore dello Spezia è sublimato in occasione della semifinale che ha visto la Fiorentina superare il Basilea in Svizzera per 3-1, ribaltando la sconfitta casalinga patita all’andata per 1-2.

L’attaccante Cabral è riuscito ad incidere come non aveva mai fatto in Toscana, vestendo i panni del bello di notte e puntando al titolo di capocannoniere della competizione che, ad oggi, condivide assieme all’attaccante Amdouni, proprio del Basilea e Antonio del West Ham.

Il cammino della Fiorentina è partito dagli spareggi per guadagnare l’ingresso nella fase a gironi e il passaggio è giunto grazie al successo sugli olandesi del Twente Enschede, per poi conquistare il secondo posto nel raggruppamento alle spalle dei turchi dell’Istanbul Başakşehir e davanti ai lettoni dell’RFS Riga e agli scozzesi dell’Hearts of Midlothian.

I successi dei viola sono stati costruiti soprattutto in trasferta, considerando che le trasferte contro Sporting Braga, Sivasspor e Lech Poznan sono terminate con quattro reti in tabellino. Ora, l’obiettivo è quello di cercare di sintetizzare il meglio raccolto durante il cammino per arginare la forza dei londinesi e sperare di alzare al cielo un trofeo continentale dopo oltre 60 anni.

Com’è arrivato il West Ham United alla finale di Conference League

È davvero impressionante il percorso compiuto dagli Hammers, considerando che nelle 14 partite disputate nella competizione, i londinesi si sono imposti in ben 13 occasioni, “macchiando” il ruolino di marcia soltanto in occasione del match d’andata quarti di finale contro il Gent, terminato 1-1 in trasferta.

La formazione guidata da David Moyes, infatti, è stato un vero e proprio rullo compressore, lasciando sulla sua strada anche vittime eccellenti come Anderlecht e Steaua Bucarest nel girone di qualificazione – completato dai danesi del Silkeborg – mentre nella fase ad eliminazione diretta sono stati eliminati i ciprioti dell’AEK Larnaca, proprio i belgi del Gent e gli olandesi dell’AZ Alkmaar, freschi carnefici nel turno precedente della Lazio.

La star della squadra è sicuramente Michail Antonio, il centravanti che contende al fiorentino Cabral lo scettro di capocannoniere della Conference League ed è il marcatore principe del club con 13 reti stagionali, seguito a due lunghezze dagli esterni d’attacco Bowen e Benrahma. Il tecnico della Viola è avvertito: i pericoli possono arrivare soprattutto dalle fasce!

Nando Di Giovanni
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