Il nuovo club “diffuso” che sbarca in Serie B: la favola della Feralpisalò

Nando Di Giovanni  | 13 Giu 2023

Aprendo Google Maps e scegliendo l’opzione “Percorsi”, abbiamo provato ad immaginarci un viaggio tra le due cittadine di Salò e Lonato sul Garda. Secondo l’applicazione – ma qualche autoctono, quasi sicuramente, ci dirà di optare per altre vie – occorrono 21 minuti e 32 km di strada per compiere questo tanto breve quanto pittoresco viaggio. Per tutta la durata, infatti, sarete deliziati dalle bellezze del versante bresciano del Lago di Garda e, con una giornata limpida, non sarà così difficile ammirare le città che punteggiano la costa lacustre veronese.

E se fino a pochissimo tempo fa questo viaggio sarebbe stato percorso esclusivamente da abitanti o turisti, dal prossimo anno ci sarà più di un motivo per visitare questi luoghi affascinanti. Non foss’altro perché le due città non sono accomunate soltanto dalla vicinanza al lago, ma anche – e soprattutto – dalla società del Feralpisalò.

I verdi-blu, infatti, rappresentano l’espressione calcistica che dal 2009 coniuga le due città in una joint-venture che ha prodotto un’incredibile e storica promozione in Serie B. C’è da dire che la Feralpisalò non rappresenta un caso unico nel suo genere (basti ripensare all’Albinoleffe), ma ciò che fa sensazione è la repentina evoluzione che ha portato le due città, un tempo fuori dal giro delle “grandi”, a calcare per la stagione 2023-24 i campi della prossima serie cadetta.

Un capolavoro firmato Stefano Vecchi

La Feralpisalò rappresenta la quint’essenza del club di provincia che assurge a palcoscenici importanti grazie al frutto del lavoro, della programmazione e della tranquillità dell’ecosistema che consentono agli uomini di esprimersi al loro meglio. Basta chiedere informazioni a Stefano Vecchi, l’allenatore autore di questo piccolo, grande miracolo sportivo.

La sua storia parla da sé: dopo una buona carriera da calciatore vissuta per gran parte in Serie C1 (fu uno dei protagonisti della mancata promozione in Serie B del Fiorenzuola nel 1994-95), nel 2005 si siede per la prima volta su una panchina, quella del Mapello, piccolo centro in provincia di Bergamo: promozione in Serie D al primo anno. Le sue gesta vengono premiate con l’ingaggio da parte della Colognese prima e del Tritium di Trezzano d’Adda, poi: proprio con quest’ultima, fra il 2009 e il 2011, conquista la doppia promozione che li porta dai dilettanti alla Serie C1. Il suo nome circola sempre di più tra gli addetti ai lavori e così viene chiamato prima dalla SPAL e poi dal Südtirol col quale termina il campionato addirittura al quarto posto.

La sua crescita è costante, quasi inarrestabile ed il Carpi lo sceglie per bagnare il suo esordio assoluto in Serie B per il campionato 2013-14. Il torneo, però, è più difficile del previsto e in primavera viene esonerato con la squadra a metà classifica. Tuttavia, il suo percorso viene notato da una delle più grandi società italiane: lo vuole, infatti, l’Inter per affidargli la guida della Primavera. Vecchi non ci pensa su due volte e dice sì: sarà un successo. In quattro anni, infatti, il tecnico porta in dote ai nerazzurri ben due Scudetti consecutivi, una Supercoppa e una Coppa Italia Primavera, assieme a due Tornei di Viareggio (2015 e 2018). Nel mezzo, Stefano si ritrova anche alla guida della prima squadra, quando viene esonerato Frank de Boer: la società gli chiede di far da tramite all’erede dell’olandese, ricoprendo il doppio incarico. Esordisce anche in Europa League, mentre in campionato colleziona 3 vittorie in 4 partite, prima di cedere il testimone a Stefano Pioli.

Gli attestati di stima sono sempre più numerosi e, dopo un quadriennio di successi in Primavera, è tempo di tornare fra i grandi. Ed ecco che la chiamata del Venezia sembra quella giusta, ma in Laguna le cose vanno malissimo e dopo sole 6 partite (una vittoria, un pareggio e ben 4 sconfitte) viene nuovamente esonerato. Sembra una bocciatura senza appello e i successi conquistati con l’Inter sembrano lontani anni luce. Ecco perché Vecchi ritorna nel “suo” calcio, sposando nuovamente la causa del Südtirol che, durante la sua gestione biennale, si stabilisce come una delle più solide realtà della Serie C e quando viene chiamato dalla Feralpisalò non ci pensa su due volte, riuscendo a fare ancor meglio di quanto compiuto in Alto Adige e portando una squadra che disputa le sue partite in un impianto con una singola tribuna ed una capienza di circa 1.200 posti a mettere in fila club blasonati come Padova, L.R. Vicenza, Piacenza e Triestina: primo posto e storica promozione in Serie B. Conquistata, finalmente, sul campo. E con merito.

Una favola più unica che rara

Impossibile non effettuare una digressione sull’autore di un capolavoro così grande come quello compiuto dal tecnico della Feralpisalò. In fondo, le imprese sportive non succedono per caso, ma sono frutto di lavoro, tenacia e determinazione all’inseguimento di un obiettivo. Il medesimo impulso che, ormai 14 anni fa, spinse il presidente della Feralpi Holding a dar vita a una realtà che fosse espressione del territorio, unendo le tradizioni antiche delle città di Salò e Lonato del Garda. Sono nati così i Leoni del Garda che, fra l’indifferenza generale, son cresciuti sempre di più, fino a sconvolgere le dinamiche del Girone A della Serie C1.

Ed ora che il prossimo anno gli avversari avranno i nomi di Sampdoria, Bari e Palermo sarà ancor più bello mettersi alla prova. Dove? Non è ancora dato saperlo. Infatti, lo stadio Lino Turina non possiede i requisiti necessari per ospitare una partita di Serie B e per questo i tifosi benacensi saranno costretti ad effettuare trasferte per tutto l’anno: sarebbe stato bello disputare le proprie partite al Mario Rigamonti di Brescia, ma ad ora sembra che l’unica opzione vagliabile sia quella del Leonardo Garilli di Piacenza. Staremo a vedere, sebbene è chiaro sin da ora che i Leoni del Garda faranno ben valere il peso del loro entusiasmo.

 

Nando Di Giovanni
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