Siviglia esulta, Roma piange: gli spagnoli alzano al cielo l’Europa League

Nando Di Giovanni  | 01 Giu 2023  | Tempo di lettura: 4 minuti
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Una macchia biancorossa in un percorso netto. Ma con la consapevolezza di aver fatto anche di più di ciò che gli si chiedeva. José Mourinho è sconfitto, ma – esattamente come il popolo romanista – sa di potersi guardare allo specchio a testa alta.

Non è retorica spicciola, ma l’effettiva constatazione dei fatti, al termine di una partita pazza che ha condensato in quasi 3 ore complessive di gioco, un esaustivo compendio di ciò che è il romanismo, con la solita consapevole e dissacrante autoironia di chi ha il cuore giallorosso: gioire, soffrire autoinfliggendosi del male, fino alla beffa finale. Sapendo di aver raccolto molto meno di ciò che si è seminato.

È il calcio, bellezza. Diranno gli osservatori. E si sa che va così, ma se quel che veramente conta è il viaggio e non la destinazione, beh, l’ammiraglio portoghese della nave gialla e rossa può ben dire di aver portato la sua nave lì dove non era mai stata in quasi cento anni di storia: fra le più grandi, per due anni di fila.

Il riassunto della partita Siviglia-Roma

È una Roma che sorprende gli avversari, presentando dal primo minuto in campo quel Paulo Dybala che pareva dovesse sedersi accanto a Mourinho al fischio d’inizio. E invece La Joya ha fatto sentire la sua presenza. Eccome. Con le sue giocate ha sparigliato i piani del Siviglia, mettendo in costante sofferenza la difesa andalusa e colpendola a dieci giri di lancette dall’intervallo, tramutando in oro un’intuizione di Mancini.

Una volta passata in vantaggio, la Roma ha subito il ritorno del Siviglia che, fino a quel momento, sembrava fosse intorpidito. Prima un palo dalla distanza di Rakitic, poi la pressione ad inizio ripresa che ha indotto lo stesso Mancini all’errore, mandando il pallone alle spalle di Rui Patricio nel tentativo di contrastare En-Nesyri.

E si potrebbe parlare, anzi si vorrebbe parlare, di quanto accaduto nei restanti minuti che hanno separato le due squadre dalla lotteria dei rigori. Del gol divorato da Ibañez, della traversa di Smalling. O dell’ottima ripresa del Siviglia che ha messo in costante apprensione la difesa avversaria con la sua costante spinta in avanti.

Tuttavia, mai come questa volta, ci si ritrova a fare i conti con la serata particolarmente negativa di Anthony Taylor, il direttore di gara inglese – che Mourinho apostrofa come una fucking disgrace al termine della gara – ha obiettivamente condizionato con le sue discutibili decisioni l’andamento della partita. Non sindacheremo sulle sue decisioni – in particolare sul calcio di rigore negato alla Roma e il secondo giallo non comminato a Lamela – ma è innegabile come la sua condotta abbia esacerbato gli animi in campo, dilatando nello spazio e nel tempo una partita già nervosa di per sé per l’atmosfera sugli spalti e nel rettangolo di gioco per la posta in palio.

Alla fine, ancora una volta, la Roma deve arrendersi alla crudele lotteria dei rigori, quasi quarant’anni dopo la maledetta serata dell’Olimpico nella finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Bounou è l’eroe della serata, respingendo la conclusione di Mancini e ipnotizzando Ibañez che ha mandato la palla sul palo. Ancora una volta è Gonzalo Montiel a vestire i panni del carnefice e, dopo aver calciato il rigore decisivo nella finale di dicembre che ha consegnato la Coppa del Mondo all’Argentina contro la Francia, anche questa volta il risultato non cambia e – dopo aver ripetuto l’esecuzione per l’infrazione di Rui Patricio – il Siviglia va in orbita, conquistando la settima coppa in altrettante finali disputate.

Cosa farà José Mourinho?

Non c’è alcuna certezza sul futuro del tecnico portoghese che, nei giorni immediatamente precedenti alla finale, ha lasciato le porte aperte a qualsiasi interpretazione circa le sue decisioni future. Ad ora, soltanto i suoi due capitani Pellegrini e Mancini conoscono quale sarà la sua sorte. Certo è che il legame tra lo Special One e la piazza di Roma è reciproco e, forse, dopo la finale è ancor più viscerale. E le sue lacrime dopo la sconfitta lo testimoniano. Non resterà che attendere ancora qualche giorno, anche per metabolizzare le emozioni e capire se è giunto il momento di fare la valigia o tentare un nuovo, sperato, miracolo sportivo.

Il tabellino di Siviglia-Roma

SIVIGLIA – ROMA 1-1 (5-2 d.c.r.)

SIVIGLIA (4-2-3-1): Bounou; Jesus Navas (95’ Montiel), Badé, Gudelj (127’ Marcão), Alex Telles (95’ Rekik); Fernando (128’ Jordan), Rakitic; Ocampos, Torres (46’ Suso), Gil (46’ Lamela); En Nesyri. A disposizione: Dmitrovic, Flores, Bueno, Gomez, Nianzou, Rafa Mir. Allenatore; José Luis Mendilibar

ROMA (3-4-1-2): Rui Patricio; Mancini, Smalling, Ibañez; Celik (91’ Zalewski), Cristante, Matic (120’ Bove), Spinazzola (106’ Llorente); Pellegrini (106’ El Shaarawy); Dybala (68’ Wijnaldum); Abraham (74’ Belotti). A disposizione: Boer, Svilar, Camara, Karsdorp, Tahirovic, Volpato. Allenatore: José Mourinho

Arbitro: Anthony Taylor (Inghilterra)

Reti: 35’ Dybala (Roma), 55’ autorete Mancini (Siviglia)

Sequenza rigori: Ocampos (Siviglia) goal, Cristante (Roma) goal, Lamela (Siviglia) goal, Mancini (Roma) parato, Rakitic (Siviglia) goal, Ibañez (Roma) palo, Montiel (Siviglia) goal

Ammoniti: Jordan, Lamela, Montiel, Ocampos, Rafa Mir e Rakitic (Siviglia); Celik, Cristante, Karsdorp, Mancini, Pellegrini e Zalewski (Roma)

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