Due turisti a Samarcanda

Samarcanda la sentiamo già nostra e vogliamo visitarla tutta. Veloce colazione e via alla Moschea di Bibi-Khanim, ultimata poco prima della morte di Tamerlano. Anche se per la maggior parte in rovina, ha ancora di un maestoso fascino, un tempo era una delle moschee più grandi del mondo. Vi basti pensare che solo l’ingresso principale è alto 35 metri. Durante gli anni cominciò a cadere in rovina e dopo il terremoto del 1897 crollò del tutto.

Una leggenda narra che la moglie di Tamerlano  ne ordinò la costruzione per fargli una sorpresa. L’architetto si innamorò di lei e si rifiutò di completarne la costruzione a meno che lei non lo avesse baciato. Tamerlano, dopo aver scoperto cosa stava succedendo, fece giustiziare l’architetto e ordinò che tutte le donne indossassero un velo sul volto per non far cadere gli uomini in tentazione. Attaccato alla moschea c’è il Siab market, un mercato strapieno di banchi che vendono spezie, verdura, frutta, cappelli, turbanti e souvenir vari.

Oggi ci sono 42 gradi e a vedere tutte quelle angurie ci viene voglia di prenderne due fette. Purtroppo però nessuno dei venditori vuole rimanere con l’anguria a metà e dopo vari tentativi ci arrendiamo. Proprio mentre stiamo andando via, un venditore da un altro banco al quale ancora non avevamo fatto la nostra richiesta, ci chiama e ci apre un bel cocomero, ci taglia due belle fette chiedendoci se è buono e guardando l’espressione sui nostri visi dopo il primo morso non aspetta neppure la risposta. Gli chiediamo quanto dobbiamo dargli e lui ci risponde con un sorriso: “Prego, è un regalo”. La sua gentilezza ci colpisce e ci fermiamo un po’ a parlare con lui.

Dopo i saluti proseguiamo il nostro giro e raggiungiamo il Mausoleo di Guri Amir, ossia la tomba dell’emiro. Sotto questo mausoleo sono sepolti i corpi di Tamerlano, di due dei suoi figli e di Ulugbek. La ragione della modestia di questo mausoleo è che la madrasa principale è stata demolita e non più ricostruita. La cripta di Tamerlano si trova in una stanza sottostante, ricavata da un singolo blocco di giada verde scuro, situata nel centro e circondata da altre cripte. Il nostro giro prosegue e andiamo a visitare Shahr-i-Zindah, ossia la tomba del re vivente; ha due ingressi e probabilmente entriamo da quello sbagliato. Ci addentriamo in un cimitero e solo dopo qualche centinaio di metri entriamo nel complesso riservato alla famiglia e ai favoriti di Tamerlano. Le tombe sono ricoperte di maioliche simili a quelle viste durante la giornata e che caratterizzano l’arte uzbeca. Tra le più importanti c’è la tomba di Qusam-ibn-Abbas, cugino del profeta Maometto, il quale si dice abbia portato l’Islam in questa regione. La tomba più bella è probabilmente quella della nipote di Tamerlano, che rispecchia in pieno l’arte del tempo.

Forse non serve neppure dire che tutti questi posti come il resto della città di Samarcanda fanno parte del Patrimonio dell’Unesco dal 2001. Il nostro giro culturale sta per finire. Prima di rientrare in hotel, torniamo però a visitare il complesso del Registan. Lo osserviamo così attentamente che sarà difficile dimenticare la sua bellezza. Appena rientrati in hotel, una bella birra fresca e una partita a carte, con urla di gioia per il vincitore e grida di rabbia per il perdente. Naturalmente attiriamo l’attenzione dello staff. Sentendoci, prima sono accorsi tutti impauriti per capire cosa fosse successo e poi, dopo averlo scoperto, sono scoppiati in un’interminabile risata.

Molto probabilmente domani lasceremo Samarcanda, questa splendida città. Dobbiamo passare prima in banca e poi a  far benzina, sperando di non incappare di nuovo nella “maledizione” di Nukus. Tagikistan aspettaci, stiamo arrivando!

VitadaTurista

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