La Grande Muraglia Cinese

Sveglia alle 5, colazione super mega abbondante e via diretti alla stazione degli autobus. C’è da spiegare che ci sono vari posti per visitare la Grande Muraglia Cinese, il più conosciuto e il più turistico è a Badaling, ed è anche il più semplice da raggiungere. Ci sono migliaia di minivan che organizzano il trasporto per questa destinazione ma se non si vuole incappare tra migliaia di turisti che scattano foto ed evitare di essere fermati dai proprietari dei negozi che vendono ogni specie di souvenirs, bisogna andare senza dubbio lungo il tratto di Muraglia che da Jinshànling arriva a Simatai.

È anch’esso conosciuto ma è molto meno turistico. Innanzitutto è a 110 chilometri da Pechino e poi il costo per il trasporto è di 400 rmb a persona più il biglietto d’entrata, altri 65 rmb. Questo a meno che non si faccia come noi, ossia: ci si dirige alla stazione Dongzhimen e si prende l’autobus per Mìyun (15 rmb); da qui l’autobus numero 25 per Gubeikou (9 rmb); poi la miglior cosa da fare è chiedere un passaggio per i restanti 11 chilometri fino ad arrivare all’entrata di una delle 7 meraviglie del mondo. Ci si impiega non meno di 3 ore, ma il risparmio è assicurato. Utilizziamo questa soluzione, arriviamo a destinazione e paghiamo l’entrata. Già in lontananza spicca qualche torretta, dopo 10 minuti di cammino appoggiamo il palmo della mano su quei mattoncini che una volta servivano a scoraggiare chiunque avesse voluto entrare nel territorio cinese. Pochi gradini e siamo sopra. Una sensazione di pace ci avvolge, una vista incredibile, una “strada” di mattoni che si arrampica su e giù  tra colline. Non si riesce a vedere la fine, restiamo intontini dalla grandezza e colpiti dalla bellezza; tutto intorno una paesaggio che rende la Muraglia ancora più affascinante. Non riusciamo a credere ai nostri occhi: ci troviamo sulla Grande Muraglia Cinese!

La prima costruzione cominciò più di 2.000 anni fa, durante la dinastia Qin, tra il 221 ed il 207 a.C. Fu eretta per tenere lontano chi aspirava a imprese di conquista. Richiese il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori, per la maggior parte prigionieri politici, ma non funzionò molto bene come arma di difesa. Fu più volte distrutta, specialmente dagli attacchi Mongoli, e poco volte ricostruita. Una volta Genghis Khan disse: “La forza di un muro dipende dal coraggio di coloro che lo difendono”, frase accusatoria nei confronti dei cinese, ma d’altra parte era il loro nemico. In compenso la Grande Muraglia funzionò molto bene per il trasporto di merci e persone attraverso un territorio molto scosceso e per inviare messaggi di fumo alla capitale quando si avvistavano movimenti dei nemici. Cominciamo la nostra camminata, 10 chilometri per raggiungere Simatai, percorribili in 4 ore. L’illusione di una facile passeggiata ci abbandona subito dopo aver passato la prima torretta: ci si presenta una salita incredibile fatta di gradini alti quasi mezzo metro. Sono veramente tanti. Per lo più questa è una zona che non è stata rinnovata e i grandi non sono allineati, cosa che rende ancora più difficile la scatala. Raggiunta la vetta, arriviamo in un’altra torretta. Siamo abbastanza in alto ma decidiamo di salire all’ultimo piano del posto d’avanguardia, raggiungibile tramite una serie stretti gradini che cominciano all’interno della torretta stessa. Pochi secondi dopo ci accorgiamo di essere veramente in alto: si vede un’infinita distesa di mattoncini, smorzata ogni 150/200 metri da una torretta. Il muro non è poi così imponente, sarà alto 3/4 metri, ma ai suoi piedi c’è un dirupo che rendeva ogni attacco molto complicato.

 

 

Rimaniamo immobili per un po’ di tempo, prima meditando su quello che poteva essere 2.000 anni fa e poi scattando una miriade di foto. Continuiamo la nostra marcia e ogni volta che ci fermiamo per riprendere fiato ci giriamo per ammirare la bellezza del tragitto appena percorso, facciamo uno stop a metà, giusto il tempo di mangiare qualche merendina e dar fondo a un paio di bottiglie d’acqua. Mancano ancora 4 chilometri quando ci accorgiamo che un cartello indica che non si può più continuare. La strada verso Simatai è interrotta causa ristrutturazione e una coppia di ragazzi ci conferma che poco più avanti ci sono dei militari più che contenti di dare 3000 rmb di multa a coloro che trasgrediscono alla regola. L’alternativa è tornare indietro di due torrette, intraprendere la discesa e raggiungere un parcheggio dove prendere un taxi. Taxi? No way! Ma è l’unica alternativa. Prima di scendere ci fermiamo 10 minuti ad osservare la Grande Muraglia per l’ultima volta; è stato un momento incredibile, ci abbiamo camminato per 6 chilometri e ricorderemo per sempre ogni passo.

Man mano che ci avviciniamo alla strada ci assalgono con prezzi atroci, chi chiede 400 rmb, chi ne vuole 500. Noi diciamo a tutti che non paghiamo meno di 1.000 a persona, qualcuno di loro ride capendo la presa in giro, altri invece ci credono e chi danno l’ok per 1.000. Ci allontaniamo dal caos e fumiamo una sigaretta. Un paio di loro ci raggiungono e ci dicono che per 200 rmb ci portano a Miyun. Gli spieghiamo che abbiamo già fatto quella stessa strada al contrario e che non siamo dispositi a pagare così tanto quando in autobus costa 9 rmb. Certo però che per raggiungere Gubeikou ci sono da fare 18 chilometri. O si va in taxi o si va a piedi. Come al solito, cominciamo la contrattazione. Partono da 120, concludiamo a 40 con in aggiunta i biglietti d’entrata che abbiamo usato. Non abbiamo capito perché li vogliano, ma ci tengono molto e noi ne approfittiamo per farci abbassare il prezzo.

Al ritorno la strada è la stessa ma per la stanchezza ci addormentiamo sull’autobus e ci svegliano una volta arrivati in città. Arriviamo in albergo in metropolitana e ci buttiamo a letto. Quella di domani sarà un’altra bella e dura giornata: la mattina andiamo a visitare la Città Proibita e alle 9 parte il treno per Xi-An; 13 ore di viaggio, una passeggiata. Visto che i posti a sedere erano terminati stavolta niente Hard seat, ma Standing Ticket… Ci aspettano 13 ore in piedi. Stavolta saremo noi a vagare da un posto all’altro.

VitadaTurista

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