Nis, la nostra ultima tappa in Serbia

Dopo aver visitato Novi Sad e Belgrado, la nostra lunga strada verso la Thailandia ci conduce a Nis, una città particolare e assolutamente differente dalle altre che abbiamo visitato finora. Fin dal primo sguardo, ci si rende conto di come Nis abbia un modo di vivere tutto suo. Una sensazione che ci è stata confermata anche da Marco, la nostra ultima guida in questo intenso viaggio in Serbia.

Dopo aver visitato Novi Sad e Belgrado, la nostra lunga strada verso la Thailandia ci conduce a Nis, una città particolare e assolutamente differente dalle altre che abbiamo visitato finora. Fin dal primo sguardo, ci si rende conto di come Nis abbia un modo di vivere tutto suo. Una sensazione che ci è stata confermata anche da Marco, la nostra ultima guida in questo intenso viaggio in Serbia.

 

È proprio Marco, infatti, a spiegarci come Nis sia una città differente dalle altre. Così, inizia a raccontarci la storia della terza città più grande della Serbia. La fortezza di Nis fu costruita nel 1809 ed è tuttora un posto pieno di storia e di cose interessanti da vedere. La nostra curiosità si concentra sul racconto della vicenda della torre realizzata con teschi umani che si trova poco distante. La cosiddetta Skull Tower è una torre alta 4 metri e mezzo, costruita dai Turchi dopo una dura battaglia durante la quale i Serbi tentarono di liberare il paese e la città di Nis. Stiamo parlando dell’inizio del diciannovesimo secolo, più precisamente del 1805.

Tutto ebbe inizio con il valoroso atto eroico compito dal comandante delle truppe serbe, Stevan Sindjelic, che con circa 3.000 soldati al suo fianco combatté contro 36 mila Turchi, uccidendone dieci mila. Il comandante turco, per vendicarsi dell’affronto subito, ordinò di tagliare le teste dei soldati serbi caduti in battaglia e fece costruire la terribile torre, composta da 952 teste la cui pelle fu rimossa e spedita a Istanbul come simbolo di vittoria e di vendetta. La torre aveva lo scopo di spaventare i serbi cristiani per evitare future ribellioni. Della costruzione iniziale, oggi sono rimasti 58 teschi, e la torre mostra ancora oggi cosa significhi per questo popolo aver voluto combattere per conquistare la libertà. Come ci spiega Marco, è sempre importante far capire alle persone la storia di Nis e quello a cui gli abitanti di questa città hanno dovuto far fronte, anche a due secoli di distanza.

La nostra visita a Nis continua con il campo di concentramento, costruito nell’aprile del 1941, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Inutile ripercorrere la storia della più grande tragedia del Novecento; Marco ci racconta che nel 1944 furono anche portati degli italiani per dissotterrare i cadaveri dei Serbi uccisi con il fuoco per cancellare ogni prova. Anche quegli italiani subito la stessa sorte. È sempre la nostra guida a darci finalmente una bella notizia: il 12 febbraio 1942 ci fu il successo della prima fuga, quando 105 persone, saltando le recinzioni, riuscirono a mettersi in salvo. Dobbiamo ammettere che a sentire questa ultima parte del racconto, ci è venuto quasi spontaneo esultare. 

Ora, però, il nostro tempo in Serbia è davvero scaduto. Dopo aver salutato e ringraziato Marco per l’ennesima volta, dobbiamo rimetterci in viaggio. Il motore di Bianchina sembra contento. “Sognando la Thailandia” procede a tappe forzate … si va verso la Bulgaria!

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VitadaTurista

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