Santuario del Panda Gigante

Sono le 6.30 del mattino. Il bus numero 64 ci porta alla Riserva dei Panda Giganti. Siamo emozionati. L’entrata costa 58 rmb per tutto il giorno (poco più di 7 euro) e vale veramente la pena visitare i 100 ettari di quest’immenso parco. Costruito a pochi chilometri dal centro di Chengdu, è diventato la casa di molte specie animali e varie tipologie di uccelli, e ospita laghi con cigni, anatre e carpe dai vari colori. Con 2 rmb si può comprare una bustina di mangime e basta poco per far sì che i cigni si sfamino direttamente dal palmo della mano.

La maggior parte delle strutture è dedicata alla “star” della riserva: il Panda! C’è il museo, il centro di ricerca, la storia dei Panda spiegata sullo schermo cinematografico, l’ospedale, le sale parto, dove ammiriamo un Panda di pochi giorni, così piccolo che non ha ancora le tipiche macchie di colore nero e bianco che contraddistinguono questi animali eccezionali. Poi ci sono le “case”, grandi parchi che rispettano nel modo migliore il loro habitat originale. Passiamo prima da quella dei Panda Rossi dei quali ignoravamo l’esistenza fino a poco fa. Sono piccoli, diversi dai classici panda, con il pelo di un rosso scuro e una lunga coda, a differenza del panda che tutti conosciamo che è privo di coda. Poi raggiungiamo loro, gli animali più dolci e buffi visti nella nostra vita.

Li vediamo da lontano e già ci vien da ridere, con quel testone tondo tondo, quell’aria sorniona di chì si sveglia stanco e quella stazza non indifferente. Stanno sbragati su dei grandi bamboo con le gambe completamente divaricate; impugnano bamboo più piccoli e acerbi e con la loro lentezza ne mangiano una quantità infinita. Sono a un paio di metri di distanza da noi, ma purtroppo la riserva non dà l’opportunità di toccarli. Ci va bene così, sono troppo belli anche da questa distanza. Capiamo perché vengono anche chiamati Bear-cat: in effetti sono dei piccoli orsi, la fisionomia è la stessa, grandi zamponi con lunghi artigli, stesso enorme sederone che ondeggia a ogni passo, stesso muso. La bocca potrebbe mettere un po’ di timore, con i canini lunghi e acuminati, ma alla vista sono così innocui e “bonaccioni” che non ci si fa caso. Ogni tanto qualcuno di loro si alza e raggiunge un albero. È troppo fico vederli come si arrampicano, abbastanza agili, ma lenti. Uno di loro, si chiama “L’Ambasciatore”, fa un vero e proprio spettacolo: si mette in mostra e poi inizia a salire su un albero davanti ai nostri occhi, è il suo show, ogni tanto si ferma sospeso in aria e ci guarda mettendosi in posa come per dirci: “Via alle foto!” e poi continua la sua scalata. Quando è sceso ci ammazziamo dalle risate; a un certo punto c’è una biforcazione di rami e lui a testa in giù resta penzoloni, con il sederone incastrato fra i due rami per qualche secondo. Appena arrivato giù, torna di corsa a mangiare; sembra che si sia vergognato che la performance non sia andata esattamente come voleva.

Andiamo a visitare le altre case. Siamo stupefatti dal modo in cui si sdraiano sulle palafitte fatte con i bamboo; sembrano dei veri imperatori, completamente “a panza all’aria”,  intenti a scegliere il bamboo migliore. Ci innamoriamo subito di un panda dal nome indecifrabile, lo soprannominiamo “Il Re”. Dal piano più alto della palafitta attira l’attenzione di tutti i passanti per la sua buffa posizione, sta completamente “spaparacchiato”! Du norma non siamo d’accordo quando si allontanano gli animali dal loro habitat naturale, ma questa riserva sembra far stare bene coloro che ci vivono e purtroppo spesso è necessario per mantenere la specie.

Dedichiamo la nostra ultima mezz’ora ad ammirare quella testona bianca contraddistinta dal colore nero solo sugli occhi e sulle orecchie. Sono degli animali dolcissimi ma arriva il momento dei saluti. Torniamo in Hotel nel tardo pomeriggio. Siamo pronti a ripartire: destinazione Vietnam!

VitadaTurista

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