Un viaggio lungo un sogno

Dopo aver fatto il pieno di storia e autenticità a bordo della nostra Real Car ci siamo diretti nella provincia di Pethanbun, attraverso Parchi Naturali con cascate, rapide e antichi Templi, passando per la magnifica Phitsanuloke  porta d’accesso al Parco di Sukothai  che circondato dai suo stupendi laghi colmi di fiori di Loto , vanta di essere uno dei siti archeologici più importanti del Sud Est Asiatico, patrimonio dell’UNESCO: una meraviglia, peccato non disporre del nostro ferito e malconcio amico Drone per poterlo riprendere dall’alto ma, ce la faremo riusciremo a farlo aggiustare!

Eccoci dunque diretti verso Nord Ovest passando da Lampang raggiungiamo  la famosa Chiang Mai. Il paesaggio muta radicalmente, le risaie e i villaggi si diradano lasciando spazio a montagne che “esplodono” dalla pianura all’improvviso quasi fossero scenografie di un set cinematografico, formazioni rocciose insolite e particolari che ci costringono a fermare l’auto e sederci sul tettino in rispettoso silenzio ad ammirare questa cartolina. Tutto sembra finto e costruito appositamente per noi, surreale.

Finalmente raggiungiamo Chiang Mai. Devo dire che inizialmente, reduci da 10 giorni di campagne e paesi sperduti dove ci siamo trovati a pranzare ospiti di famiglie Thai, ritrovarci immersi in questa caotica e turistica città ci ha un po’ stravolti. Non passerà molto prima che riusciremo a comprenderne il fascino. Sorprendenti Templi d’oro spiccano tra numerose botteghe di artigianato locale e bancarelle, nelle tortuose viuzze del centro storico. Ottimo il cibo anche qui; non smetterò mai di ripeterlo, in Thailandia dovete mangiare il cibo da strada, vige la regola del “Più sembrano sporchi e più sono buoni”.

Povare per credere, pranzerete con non più di 100 baht (l’equivalente di 2,5 euro) e assaggerete il cibo orientale più gustoso che abbiate mai mangiato.

A pochi km dalla città si estende il parco nazionale di Doi Inthanon che vanta, oltre a innumerevoli bellezze naturali quali rapide e cascate, la vetta più alta della Thailandia, ben 2.600 metri. Noi ovviamente non ci siamo accontentati di visitarlo in maniera consueta ma abbiamo voluto complicarci la vita, entrando con 1 tacca di benzina (ci piace il rischio) e decidendo di girare una scena per il nostro video facendoci aiutare da una banda di motociclisti thailandesi ai quali abbiamo chiesto, dopo aver fatto amicizia e spiegato cosa ci facessimo li, di essere nostri complici in questa scena.

Gabriele doveva fingere di fare l’autostop dopo che io, stanca di lui, lo avevo abbandonato per strada. I motociclisti passando lo avrebbero dovuto raccattare a bordo e portare con loro fino in vetta.

Tutto chiaro, sembrava avessero capito ma, evidentemente, anche questa volta la barriera linguistica ci ha giocato un brutto scherzo.

 

 

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